Forum 2016 – Worshop. I fiumi come fonte di identità, cultura, sviluppo economico

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lavagna_workshopTitolo: ‘I fiumi come strumento di identità, produzione culturale, sviluppo  economico e tenuta sociale’.

Data e luogo: 07/10/16 ore 16/18 c/o Abbazia di Montescaglioso

Obiettivi: delineare percorsi di crescita culturale comune tra le comunità insediate nei bacini fluviali, fondati sulla partecipazione attiva degli abitanti e la collaborazione di enti e associazioni;  costituire un Piano Strategico che investa sul fiume considerandolo strumento di identità, cultura e benessere sociale ed economico.

Strumenti: Il Workshop viene registrato e i materiali saranno pubblicati nel Quaderno e nella pubblicazione con gli atti del Forum LA VIA D’USCITA

Facilitatori: Katya Madio e Giovanni Samela.

vai-al-forum-dedicatoEsperti: amministratori, operatori nel settore dei Beni Culturali, enti, operatori delle Emergenze, cittadini, associazionismo culturale, volontariato di Protezione Civile, tecnici di Sviluppo Italia, Imprenditori e la partecipazione straordinaria del dott. Alessandro Ballarò e per il Cultural Heritage International Emergency Force ONLUS (CHIEF), della dott.sa Barbara Caranza. 

vai-ai-documentiContenuti: Il presente workshop avrà per oggetto il fiume come strumento di identità, cultura e benessere sociale ed economici.

Verrà diviso in due parti e avrà durata di n. 2 ore. 

La prima parte riguarderà la gestione del fiume durante eventi alluvionali e di dissesto idrogeologico. In Italia come all’estero, infatti, la coscienza dell’importanza della tutela, della salvaguardia e del soccorso dei beni culturali e ambientali, patrimonio identitario delle comunità che rappresentano, sta portando sempre più a delineare competenze, standard operativi e procedure di soccorso.

Capiremo insieme grazie al contributo di esperti:

– come preparare territorio, istituzioni, strutture di volontariato, cittadini ad operare in area di crisi, nelle piccole come nelle grandi emergenze;

– cosa significa prevenzione del rischio, gestione delle emergenze, sicurezza del sito e dei volontari, rispetto di precisi standard operativi e qualitativi internazionali (UNESCO, ICCROM) e nazionali (Protezione Civile e Ministero dei Beni Culturali/ Soprintendenze);

– come creare un luogo di scambio di informazioni, apprendimento, e aggiornamento reciproco, anche attraverso interventi di professionisti provenienti da realtà diverse come quello, ad esempio, per CHIEF (Cultural Heritage International Emergency Force ONLUS), della sua presidente, dott.sa Barbara Caranza, (conservatore e restauratore, specializzata nella tutela dei BBCC in area di crisi,  nonchè ufficiale della RS dell’Esercito Italiano nel corpo del Genio) e il dott. Alessandro Ballarò, Archeologo.

La seconda parte invece, riguarderà la possibilità di costituire un Piano Strategico che investa sul fiume considerandolo strumento di identità, cultura e benessere sociale ed economico.

La Basilicata ad esempio, è una delle poche regioni dell’Italia Meridionale che dispone di una notevole quantità di risorsa idrica grazie alla presenza di una fitta rete idrografica. Il sistema idrografico lucano è, infatti, costituito da cinque fiumi: Bradano, Basento, Cavone, Agri e Sinni, che si sviluppano da est verso ovest, sfociano nel mar Jonio e i cui bacini si estendono su circa il 70% del territorio regionale. Ai fiumi si aggiungono una estesa rete di corsi d’acqua minori, nonché numerose sorgenti.

Nella sola Basilicata la grande quantità di risorsa idrica prodotta, stimabile in media in un miliardo di metri cubi all’anno, è utilizzata mediante grandi opere idrauliche: invasi, traverse, opere di captazione di sorgenti e falde, reti di adduzione e distribuzione, impianti di sollevamento e potabilizzazione.

Un sistema di infrastrutture questo concepito e realizzato in gran parte negli anni ‘50 e ’60, durante gli anni della riforma agraria, con l’obiettivo principale di sviluppare e valorizzare l’agricoltura, intesa quale fattore determinante per l’emancipazione socio-economica di contesti arretrati e sottosviluppati della Basilicata e della Puglia.

Un sistema però che ha progenitori antichi in quanto già attivo ed operante nel XIII-XII secolo a. C., con le popolazioni greche, fondatrici di colonie grandiose legate ai fiumi come Metaponto, Siris, Heraclea.

Attraverso i corsi d’acqua che permettevano di rendere fertili i terreni fu possibile la penetrazione greca verso aree più interne della regione dando vita a un sistema idraulico complesso di progettazione delle città, ancora oggi efficiente. La grande importanza dei fiumi e delle sorgenti nella comunità greca è testimoniata altresì dall’immenso patrimonio archeologico dedicato alle acque e alle loro divinità.

I nostri paesi e le nostre comunità continuano, quindi, ancora oggi a convivere con realtà fluviali perchè proprio lungo i fiumi si sono create e sviluppate. Cosi come, per molto tempo un sistema complesso di vasi comunicati per la raccolta delle acque consentì alle nostre comunità di disporne di grandi quantità e di condividerle, con buone regole di vicinato (v. Matera e i suoi Sassi fino ai primi anni del 1900, Laterza, Ginosa, etc.).

Questi sono solo alcuni degli esempi più significativi che ci permettono di affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, che le nostre comunità non possono essere disgiunte dai fiumi che li attraversano.

Il workshop ci servirà per capire se è possibile pensare oggi a progetti di area soprattutto per quelle che ne sono a ridosso, a piani strategici condivisi che permettano di mettere in campo sinergie e competenze diverse tra attrattori, usi, tecniche e colture, produzioni, risorse, in un bacino caratterizzato da elementi culturali e territoriali omogenei ricchi di cultura. al fine di delineare percorsi di crescita culturale comune tra le comunità lambite dai sistemi fluviali, fondati sulla partecipazione attiva degli abitanti e la collaborazione di enti e associazioni.

E’ possibile costruire attrattori che sfruttino le potenzialità dei corsi d’acqua?

E’ concepibile realizzare un prodotto/ servizio di sviluppo culturale e creativo (attrattore), che va a supporto della promozione del patrimonio storico-artistico-paesaggistico-naturalistico, enogastronomico e di valorizzazione delle tradizioni e della cultura del territorio attraverso l’individuazione di una tematica fortemente sentita come quella dei fiumi e della loro salvaguardia, mettendo così in moto azioni di tutela attiva?

E’ possibile pensare alla realizzazione di Ecomusei configurabili come processi partecipati di riconoscimento, cura e gestione del patrimonio culturale locale al fine di favorire uno sviluppo sociale, ambientale ed economico sostenibile?

Si può concepire una pacchettizzazione turistica, in un comprensorio dai caratteri antropici omogenei dal punto di vista naturalistico, fortemente antropizzato, appartenente a un’area geografica con interessante biodiversità, ricchezza di acque, con crescente presenza di flora e fauna?

Possiamo pensare al coinvolgimento delle aziende agricole per procedere alla costruzione di aree verdi in aree golenali maggiormente soggette ad esondazioni, sulle sponde del corso d’acqua individuando spazi per attività sostenibili (es. attività ginniche e di relax, percorsi ciclabili, aree gioco per bambini, etc.)?.

Queste sono solo alcune delle domande che ci serviranno per sollecitare la discussione. Ne parleremo con Enti e Istituzioni, Artisti, Amministratori, etc.

Documenti e approfondimenti: vedi sezione dedicata

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